Sfogliando Enterprise Journal sul caso dei licenziamenti eccellenti in McCann Erickson, sono finita su un articolo di Wolfstep a proposito della non-creatività.
L’articolo fa un fascio di due concetti che andrebbero ben distinti; il primo decisamente non condivisibile, il secondo da appoggiare in pieno.
Ecco perchè.
Creatività contro comunicazione
Nella prima parte della sua arringa, Wolfstep si scaglia contro individui identificabili come progettisti di interfacce software. Durante la loro dimostrazione, lui è rimsto molto deluso: era la fiera dell’ovvio e la creatività era andata a vivere su un altro pianeta.
Stiamo portanto megabytes di banda in QoS sui cellulari perche’ la gente possa “avere un avatar personalizzato?” Il genere umano ha costruito l’opera umana piu’ immensa della storia, cioe’ la rete telefonica globale, perche’ uno stronzo biondo E ossigenato ci faccia scorrere sopra “l’icona con l’euro anziche’ il dollaro”?
Sì, sì e sì.
Questa non è creatività, è comunicazione pura.
E’ fatta di codici e simbologie radicate dall’alba dei tempi, e se fai il “creativo” e ti inventi un metodo alternativo stai sicuro che sarai l’unico a capirlo e saper interagire coi prodotti che lo usano.
La gente, il cliente finale, non sa e non vuole saperne una cippa dell’architettura software nè dei codici di comunicazione visiva. Vuole solo cliccare su un’icona, dall’aspetto più ovvio possibile per dargli la certezza che stia cliccando nel punto giusto.
Anche la posizione dell’icona dev’essere ovvia, così come tutta la logica di progettazione di un’interfaccia software, del cruscotto della macchina, del microonde con 3 miseri pulsanti (quale sarà quello di accensione?).
Se le persone bistrattate da Wolfstep nel suo articolo avessero proposto qualcosa così innovativo da aver effettivamente bisogno di spiegazioni; significa che non sarebbe stato comprensibile per i clienti finali e il prodotto non avrebbe venduto, surclassato da alternative più intuitive e semplici da usare.
La creatività è estro, libertà, pensiero alternativo e superamento dei limiti.
La comunicazione è un insieme di codici, simbologie, schemi logici condivisi tra individui.
Bisogna porre un’enorme distinzione tra la creatività intesa come novità e la comunicazione fine a sè stessa: se la prima non si integra con la seconda, il flop è assicurato. Il software può avere le funzionalità più creative del mondo; ma se non si dà all’utente finale l’icona più ovvia, egli troverà l’interazione talmente difficile da preferire un altro software, meno innovativo ma che “parla la sua lingua” -cioè usa i codici e le simbologie che lui conosce.
Spero di aver confutato la teoria di Wolfstep in modo esauriente, pur essendo la comunicazione un argomento ostico e del quale ognuno tende a professare una fede propria.
Nel prossimo post prenderò in esame il secondo argomento: la creatività riciclata.
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